martedì, Ottobre 20, 2020

Palazzo Bricherasio nella storia

L’origine dell’edificio che oggi identifichiamo come Palazzo Bricherasio risale all’inizio del XVII secolo, periodo durante il quale venne eretto il corpo di fabbrica maggiore con la destinazione di dimora signorile, probabilmente dopo la demolizione di preesistenti strutture più umili. Nel corso del Seicento il palazzo venne acquisito dai conti Solaro di Monasterolo, esponenti d’una famiglia di alto e antico lignaggio proveniente dall’astigiano e presente nel cuneese e nel torinese. I Solaro, in origine mercanti e proprietari terrieri, nel XVII secolo, oltre a ricoprire rilevanti incarichi ecclesiastici e militari, esercitavano nel palazzo di Torino l’attività di banchieri. Poco dopo la metà del Settecento i Solaro promossero, sotto la guida dell’architetto Carlo Emanuele Bovis, la prima grande ristrutturazione degli spazi interni dell’edificio, definendo l’impronta decorativa rococò che tuttora domina i saloni maggiori. Durante la prima metà del XIX secolo il palazzo vide molteplici inquilini, fra cui lo scrittore Milanese Giovanni Berchet, fervente sostenitore degli ideali risorgimentali e uno dei padri nobili del Romanticismo italiano. Le sue opere ispirarono il lavoro di illustri artisti, fra cui Francesco Hayez, che trasse il soggetto per il suo ciclo de “I profughi di Parga” dall’omonimo poemetto del Berchet. Per il suo impegno politico anti-austriaco durante la Prima Guerra d’Indipendenza, Berchet fu costretto a lasciare Milano e trascorse nel palazzo torinese i suoi ultimi due anni di vita – morirà nel 1851 – prendendo parte attiva alla scena politica di Torino e lavorando con Camillo Benso di Cavour, Massimo D’Azeglio e Quintino Sella. Pochi anni dopo la morte del Berchet il palazzo divenne proprietà dei conti Cacherano di Bricherasio, famiglia che resterà protagonista del contesto torinese fino a Novecento inoltrato.

I Cacherano di Bricherasio avviarono una nuova ristrutturazione, con alcuni interventi strutturali all’interno del cortile, ben documentati dalle planimetrie dell’epoca, e con il completamento del ciclo decorativo interno, informato al nuovo gusto del pieno Ottocento. Alla decorazione delle sale collaborarono vari artisti, fra cui Rodolfo Morgari che decorò parte della sala ora identificata come boudoir, all’epoca probabilmente utilizzata come studiolo e luogo di preghiera. Durante questo stesso intervento si ripresero le decorazioni del salone delle feste e del grande studio, rispettando il gusto rococò, mentre si realizzò per intero la decorazione di molteplici altre sale fra cui quella che ospiterà, l’11 luglio 1899, la firma dell’atto di costituzione della Fiat. Negli ultimi decenni dell’Ottocento, inoltre, nel piano terra del palazzo trovarono sede alcune botteghe mentre, al piano più alto, uno spazio particolarmente luminoso venne adattato a “studio di pittore”. Era qui che la contessa Sofia si esercitava nell’arte della pittura sotto la guida del maestro Lorenzo Delleani. Fu questo il periodo più intenso della vita del palazzo: Emanuele e Sofia, figli del Conte Luigi e dalla Marchesa Teresa Massel, che avevano promosso la ristrutturazione ottocentesca, diventarono veri protagonisti della vita cittadina e nazionale. Mentre Emanuele si distinse come il principale promotore della costituzione della Fiat, diventando uno dei pionieri dell’automobilismo e poi fondatore dell’Automobile Club d’Italia, Sofia riunì attorno a sè un vero e proprio cenacolo culturale dal quale transitarono artisti, pittori scultori e letterati di altissimo livello. Anche dopo la prematura scomparsa di Emanuele nel 1904, in circostanze non ancora del tutto chiarite, la contessa Sofia continuerà a prendersi cura del palazzo, prendendo parte anche alla ristrutturazione di tutto l’isolato promossa dalla città di Torino attorno al 1937. In questo frangente l’architetto Annibale Rigotti progettò alcuni interventi di ammodernamento dell’esterno e chiuse la pertinenza del palazzo di fronte alla facciata principale erigendo un’elegante cinta costituita da un muretto e da una cancellata. La contessa Sofia, che nella fase matura della propria vita si dedicava ormai principalmente ad attività filantropiche, lasciò come disposizione testamentaria la devoluzione del proprio patrimonio alla Piccola Opera Divina Provvidenza. Così, alla morte della contessa nel 1950, il palazzo passò all’istituzione religiosa fondata da Don Luigi Orione, che ne fece la sede di un istituto tecnico. Questa destinazione porto all’inevitabile modifica di molti degli spazi interni del palazzo, ad eccezione delle sale auliche con affaccio su via Lagrange, i cui cicli decorativi vennero rispettati e conservati.